Roma brucia


Racconto di Giovanna Rossi
30 anni
Monza
Benedetta VillaPrecaria. Ho avuto difficoltà ad avvicinarmi a questo foglio. Ho un lavoro indeterminato: se nel mondo 1 + 1 fa 2 allora per il mondo non sono precaria. Percepisco un puntale stipendio, certo, molto basso per gli anni di lavoro accumulati e l’esperienza e perché no, la bravura, e insieme a lui una tredicesima e una quattordicesima.
Sono precaria? No: ho un lavoro indeterminato, se nel mondo 1 + 1 fa 11 allora per il mondo sono precaria. Secondo logica non sono uguale a tutte le persone che vivono da precari, ma da una certa prospettiva mi sento vicina, molto vicina, a questa condizione. Percepisco un puntuale stipendio, certo, basso per gli anni di lavoro accumulati e l’esperienza e perché no, la bravura, e insieme a lui una tredicesima e una quattordicesima. Mi sento fortunata, lo sono.
Con questo stipendio pago l’affitto di casa, faccio la spesa, esco con il mio fidanzato. Prospettive. Una parola affascinante e piena di promesse. Una parola che vedo allontanarsi da me, da noi, grazie alle finte promesse che ogni giorno ci arrivano dal mondo.Il mio fidanzato spera che da gennaio ci si risollevi, me l’ha detto ieri al telefono, e io ho sorriso pensando ai suoi occhi sognanti. Spera come me di poterci permettere una casa, dei bambini, certo, non senza sacrifici, ma lo vuole. E io mi chiedo, ma la vita, se non è questo… cos’è? Sono una persona che ha imparato ad essere felice, mi impegno per esserlo, voglio che la mia vita mi piaccia e mi impegno per renderla adatta a me, e cerco di sorridere quando dentro sono preoccupata perché so che non sarà per niente facile. Si deve per forza fare una malsana lotta per avere quello che dovrebbe essere normalissimo avere? E non intendo i 2 mesi in vacanza fissi d’estate, ma potersi prima permettere una casa, e poi avere un bambino senza essere preoccupati; sarebbe per me un sogno. Mi sento “privata”, mi sento le mani legate, mi sento “ingabbiata” e vorrei tutto, perché amo la vita! Una casa piena di amore, un bambino che sia felice e un lavoro che mi permetta di Vivere, e di andare a trovare le mie amiche lontane, per un weekend. Invece no, si tira a stento e i sogni si allontanano. La coperta anche se morbida, è corta, e sotto ci sono i miei sogni. “Uno alla volta, piano ragazzi, non potete tutti insieme… siete troppo esuberanti, un attimo di calma…”. Mai che se ne possa scaldare uno per intero e vederlo crescere. Si scalda una metà e si raffredda l’altra. Mentre, nel frattempo, le tasse che pago permettono ad altri di andare a ristorante e percepire a vita soldi per addormentarsi sui banchi. Non sono per natura ottimista, la cruda realtà mi circonda e io ci sono dentro, ma rinunciare a quello che è per me la vita VERA è impensabile. Se si tratta di fare sacrifici sono pronta, se si stratta di firmare sono pronta, se si tratta di cambiare sono pronta, se si tratta di ragionare insieme per noi e i nostri futuri “noi” sono prontissima. Perché sono sicura valga la pena vivere appieno e prenderci quello che è la Nostra Vita. Spero di non aspettare per molto ancora e prendere quello che, per nascita, è mio e del mio cuore.
controcanto pierri

 

[il dipinto è di Ugo Pierri, pittore inediale, poeta – espressionista-crepuscolare, scrittore di racconti tetrallegri]

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