Quello che i cocopro non dicono


Racconto di Aimone Pignatelli e Giulio Prosperi
Arezzo

PignatelliProsperi

Art 1 È fatto obbligo al lavoratore a progetto di considerarsi a tutti gli effetti un lavoratore subordinato senza tuttavia godere di pari diritti di un lavoratore subordinato.E di cosa volevi godere, lavoratore subordinato? Se vuoi godere prova con un aperitivo in riva al mare. Qui si tratta di lavoro, di sopravvivenza economica. Non sapevi che conta solo la forza? O ancora credi alle leggi? Sveglia, o ti sveglierai quando sarai troppo vecchio!

Art. 2
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di tacere relativamente a consecutivi rinnovi dello stesso contratto a progetto, specialmente se effettuati in un regime di camuffamento di lavoro continuativo.Ah, questa è bella, sì. Ma smettila! Il vero regime di camufammento me l’hai propinato tu al colloquio: pareva tu sapessi fare qualunque cosa. Eh, infatti… A formattare un testo di una cartella in Word ci metti due ore. Due giorni se ci sono tabelle e numeri. E io ti pago…

Art. 3

Èfatto obbligo al lavoratore a progetto di non contrastare in nessun modo l’offerta economica propostagli, la quale viene decisa dal datore di lavoro senza possibilità di replica o contrattazione alcuna.

Qui c’è proprio un errore. Tu puoi replicare e contrattare e posso risponderti che continuo a comandare io. Non sono abbastanza due euro ad articolo?! Be’, davvero condivisibile: prova a proporre le tue alte competenze al Washington Post, allora. Mica ti tengo qui.

Art. 4
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di non avvalersi di professionalità riconosciute e/o di eventuali titoli conseguiti. Il datore di lavoro può esercitare liberamente (nelle forme e nei modi che ritiene più idonei), svilimenti e demansionamenti oltre che decidere di non allinearsi alle direttive del Contratto Collettivo di Lavoro Nazionale. Esse hanno un puro valore orientativo.

Svilimenti e demansionamenti? Direttive de che?! Volevi solo dire che ti senti frustrato o avevi voglia di usare parole difficili? Se sai fare qualcosa, dimostralo. Se sai farlo meglio degli altri, dimostralo. Forse non te l’hanno detto, ma nel mondo delle persone adulte funziona così.

Art. 5
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di risiedere nell’azienda con vincoli di tempo e luogo definiti e decisi in maniera del tutto arbitraria dal datore di lavoro.

Poverino! Sono del tutto arbitrario, sì… non sai quanto mi diverto a passare da crudele datore di lavoro solo per non chiudere! T’ha mai sfiorato l’anticamera del cervello che la cosa più arbitraria e imprevedibile è il volume di lavoro che dobbiamo svolgere per restare sul mercato? Credi che io navighi nell’oro mentre tu sgobbi? Guardati intorno!

Art. 6
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di presentare certificato di malattia in caso di assenza e questo in base all’articolo 1 suddetto.

Che cosa terribile. Sappiamo tutti in Italia quanto siano rigidi i medici quando c’è da rilasciare un certificato di malattia d’assenza dal lavoro!

Art. 7
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di fidelizzarsi all’azienda per la quale lavora, di esercitare sistematicamente il sorriso ed essere propositivo e questo indipendentemente dal reddito percepito e da eventuali condotte mobbizzanti del datore di lavoro.

Se per condotta mobbizzante intendi che mi aspetto tu rispetti le scadenze, non arrivi al lavoro ubriaco, e faccia il possibile per non sputtanare l’immagine aziendale, allora ti do ragione: condotta mobbizzante. O dovrei accettare che tu sparli a sproposito di questo call center, che ho tirato su a lacrime e sangue?

Art. 8
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di limitare il più possibile il tempo per la pausa pranzo e o altre pause distribuite nel corso della giornata lavorativa, in modo da compiacere sistematicamente i superiori con i quali deve necessariamente mantenere un rapporto di inalterata e continuativa subalternità.

Vedo che continui a mettere le cose nel modo migliore per tutti. La continua subalternità è anche quella che mi vede costretto a pagarti ogni mese anche se siamo sotto di utili. Ci arrivi a capirlo, visto che sei tanto intelligente e compente?

Art. 9
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di accondiscendere in merito ad eventuali atteggiamenti ricattatori e coercitivi.

Complimenti per la proprietà di linguaggio. Ma si chiama solo atteggiamento maturo in situazioni di stress. Prova a pensarci.

Art. 10
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di allinearsi a qualsivoglia richiesta del datore di lavoro indipendentemente dal progetto per il quale è stato effettivamente chiamato a svolgere e questo per ovvie ragioni di servilismo.

Oh, signore! Qualsivoglia richiesta… sei bravo ad alludere a chissà che cosa! Immagino tu ancora sia avvilito dall’andare a prendermi il caffè alla macchinetta. Dieci metri di cammino e trenta grammi di bicchierino da pesare con la mano. Caspita!

Art. 11
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di non creare complicità e o alleanze con i suoi pari grado relativamente ad eventuali scontenti, pena l’immediato allontanamento dal posto di lavoro.

Già. Secondo te dovrei accettare che chi dovrebbe lavorare per la mia azienda faccia comunella con gli altri per intaccare il mio rispetto e la mia reputazione? Ma pensi che sia scemo?

Art. 12
È fatto obbligo al lavoratore al progetto di rispondere ad eventuali favori che l’azienda gli chiede anche se non inerenti all’attività pattuita. Va da sé che viceversa il lavoratore a progetto non può chiedere alcun favore al datore di lavoro. In quel caso risulta esclusivamente una risorsa aziendale retribuita.

Sono due anni che lavori qui. Il giorno che mia moglie si è sentita male ti ho chiesto di restare in ufficio un paio di ore in più per rispondere al telefono. Non puoi che riferirti a questo con questa sparata leguleia. Ed è ridicolo!

Art. 13
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di concedere straordinari a titolo gratuito anche qualora la giornata lavorativa superi le dieci ore, considerato comunque termine minimo fisso e inalterabile.

Gli straordinari servono solo a salvare la situazione quando si rischia di chiudere. Se vuoi essere pagato prima che ci paghino, devi ancora capire un bel po’ di cose…

Art. 14
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di mantenere una serena e calma pacatezza oltre che un atteggiamento fiducioso qualora la retribuzione e le spettanze siano corrisposte in ritardo o non siano affatto corrisposte. E’ prevista la possibilità di chiedere delucidazioni in merito a mancati pagamenti solo nel caso di una disponibilità all’aggressione verbale.

Bugiardo. Ti ho sempre pagato. Quando non si è trattato di soldi, si è trattato di formazione. Sei davvero un ingrato!

Art. 15
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di considerarsi sempre e in qualsiasi momento risorsa sostituibile e assolutamente fungibile ad altre.

Messa così suona davver male… ma sul lavoro non ci si viene per essere amati e insostituibili. Ci si viene per essere utili. Pensavo che alla tua età l’avessi capito.

Art. 16
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di non deprimersi né avvilirsi nel caso di sfruttamento, soprattutto se questo è condiviso con altri lavoratori.

Infatti. Senza fiducia, non si fa niente. Se sei depresso, stai pure a casa. Se ti senti sfruttato, presentami un tuo amico. Prendo lui e ti libero da cotanta sofferenza. Sarai contento, poi.

Art. 17
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di fidelizzarsi all’Azienda avendo cura tuttavia di non costruire affezioni intorno ad oggetti o persone appartenenti all’azienda in modo da garantire una maggior produttività e, in caso di mancato rinnovo, un più facile abbandono sentimentale.

Ancora ce l’hai con me perché t’ho fatto togliere dalla scrivania la mucchina di peluche che t’ha regalato la fidanzata? Sul lavoro l’ambiente dev’essere serio! Non hai più sedici anni…

Art. 18
È fatto obbligo al lavoratore di non intristirsi mai per la sua condizione, né di contaminare gli altri lavoratori con atmosfere polemiche di insoddisfazione, pena l’allontanamento dal luogo di lavoro.

Lo confermo. Ma per te, non per me. Bisogna essere sempre positivi! Se ogni tanto hai un calo prova a ripetere dentro di te la parola magica: protone, protone, protone…

Art. 19
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di rivolgersi ai genitori e/o a qualche altro familiare qualora il compenso previsto risultasse insufficiente al mantenimento. In caso di mancanza di genitori l’onere di mantenimento ricade sui nonni. Dopo i nonni si procede in linea genealogica.

Credevi che ai miei tempi fosse diverso? La famiglia è il sostegno più importante. E poi, scusa, che facevi se guadagnavi tremila euro al mese? Abbandonavi nonni e genitori? Bella roba!

Art. 20
È fatto obbligo al lavoratore a progetto di accettare tutte le suddette condizioni di lavoro, pena la marginalità, l’indigenza, l’isolamento e il disadattamento sociale.

Be’, guarda. Non è proprio così. Potresti anche fondare la tua impresa con le tue manine e vedere se riesci a guadagnare qualcosa stando in prima linea. Idee? Risorse? No, eh. Allora taci, per favore.

Art. 21
È fatto obbligo al lavoratore di non istituire forme di associazionismo di qualsiasi tipo.

Qual è il problema? Volevi fondare il circolo sfigati fintamente occupati?

Art. 22
È fatto obbligo, tra gli altri, anche al lavoratore a progetto di astenersi da qualsiasi forma di protesta individuale o collettiva, spontanea o organizzata e di accettare supinamente la sconfitta dello stato di diritto.

Quanta bella retorica, ragazzo mio. Stato di diritto, forma di protesta individuale e collettiva. Ma perché anziché piagnucolare intorno ai massimi sistemi non provi a renderti conto che siamo praticamente nella stessa barca? Che se non lavoriamo tutti bene, insieme, la cosa che dovremmo accettare supinamente sarà la chiusura dell’azienda?

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