Pronti a tutte le partenze


Intervento di Marco Balzano

 

valigia4All’inizio il titolo che avevo dato al romanzo era Mi è passata la voglia. I primi capitoli, infatti, li ho scritti in uno stato di prostrazione acuta, con la netta sensazione che davvero è sempre più difficile trasformare le proprie aspirazioni e i propri sacrifici in moneta spendibile per costruire e, finalmente, evadere dalla situazione di figlio, di giovane, di dipendente. Poi è successo che ho riflettuto meglio sull’etimologia della parola “precario” e ho scoperto che non vuol dire soltanto “colui che prega” perché gli è stato indebitamente sottratto un diritto – e dunque ha subìto violenza – ma significa anche “colui che prega” perché si è fatto sottrarre un diritto per la sua poca cura nel sorvegliarlo – e dunque se l’è anche un po’ cercata. Insomma mi è parso sempre più evidente che quelli della mia generazione, oltre che diventare adulti in una società malconcia, vecchia e individualista, sono spesso incappati in un errore di calcolo evidente: hanno dato per scontato i diritti e hanno smesso di considerarli come un giardino, che va quotidianamente coltivato e lavorato per tenere lontane le erbacce, il sole torrido, la troppa pioggia… Dunque mi è sembrato più originale e sincero non aggiungere, alle tante già raccontate, un’altra storia con approssimative analisi sociologiche, in cui si narra di quanto un trentenne bravo e capace viene frustrato e maltrattato da questo sistema e da tutta una serie di annessi e connessi che possiamo, generalizzando, rubricare sotto la voce “politica” o “crisi”. È così macroscopico il malfunzionamento delle cose che scrivere una storia in cui si punta il dito contro i soliti bersagli mi sembrava quanto meno scontato, se non addirittura abusato. Mi è sembrato più interessante, invece, parlare di un trentenne che oltre a essere vittima realizza che deve drizzare meglio le antenne, smetterla di farsi scivolare le cose di dosso e, insomma, cercare di capire da dove ripartire e quale posto abitare. Quello che sceglierà sarà il luogo in cui dovrà imparare a puntare i piedi per evitare di essere precario nella seconda accezione. Ne è uscito un personaggio secondo me più vero e vivo, in cui un bel po’ di lettori mi hanno confidato di rispecchiarsi, chi in qualche suo pregio, chi in qualche suo difetto. Così a questo Giuseppe, detto dagli amici Giusè, non stava più bene il titolo Mi è passata la voglia, ma gli è calzato meglio un verso di Ungaretti, “Fui pronto a tutte le partenze” (Il capitano), che poi ho trasformato in Pronti a tutte le partenze, che mi pareva rendere bene la condizione esistenziale – come tutte le ferite sottopelle più dolorosa di quanto sembri – in cui molti di noi si trovano: sradicarsi continuamente, continuamente spostarsi e ripartire: ogni volta in un posto diverso, ogni volta daccapo: fino a data da destinarsi.

E così quando Marta Zacchigna, al tavolino di un bar dell’università di Milano, mi ha proposto di collaborare a un progetto che raccogliesse storie precarie io ho detto sì subito perché mi sembrava che avesse colto alcuni punti nevralgici della storia di Giusè, e quindi della mia. Mi è sembrata una bella idea quella di dare voce a chi vuole ripartire dalla parola per trovare una connessione con gli altri. Un punto di partenza per reagire e non cedere al cinismo.

 

[Marco Balzano è insegnante alle Scuole Superiori e scrittore]

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