Posto fisso


Racconto di Franco Naglein
46 anni
Trieste

Naglein

POSTO FISSO, POSTO FISSO, POSTO FISSO.
Questo era l’imperativo che anni fa i genitori impartivano ai figli. La ricerca ossessiva e spasmodica di una realizzazione lavorativa qualsiasi, ma con la certezza di essere statici, fermi, immobili, sempre al solito posto. Fisso,appunto. Dopo ripetuti tentativi ci sono riuscito, anzi… ci siamo riusciti, io e lei. Lei è Lula,la cellula; infatti io chiedevo “C’è Lula?” e lei mi rispondeva “Quando sarò pronta te ne accorgerai”.
POSTO FISSO, POSTO FISSO, POSTO FISSO.
Era un chiodo, fisso, che avevo in testa. Lavoro, lavoro, lavoro… ma quale??? Non importa quale, importante è trovare un posto fisso. Come trovare, dopo tanto cercare, un centro di gravità permanente.
Ho vissuto (vissuto?!?) lavorando in fabbriche e zone industriali, passando il tempo a fare file (al supermercato, dal medico, in ospedale, in bar, alla fermata del tram, in macchina, in posta, negli uffici) respirando l’aria pura del cemento asbestosico (o asbestossico?), dell’anidride carbonica corretta solforosa non clorofillata, della diossina in bianco e nero (molto vintage).
POSTO FISSO, POSTO FISSO, POSTO FISSO.
Ti ho cercato, posto fisso, ti ho desiderato, ti ho sognato!
Poi… poi… LEI!!!!! All’inizio neanche me ne accorsi, devo esser sincero. Poi, pian pianino, lei si fece avanti e iniziai a conoscerla. LULA! Che storia……!!!! Lei precaria, così asseriva, alla ricerca di un luogo dove metter radici, crescere, allargare i suoi orizzonti. E aveva trovato ME!
POSTO FISSO, POSTO FISSO, POSTO FISSO.
Io intanto pensavo sempre al posto fisso: non ne potevo più! Riecheggiavano nella mia memoria i moniti dei miei genitori: “Sistemati figliolo, trovati un posto sicuro, un posto fisso e poi…”.
Lei, Lula; fu lei che mi diede la spinta decisiva per ottenere, per raggiungere il posto fisso, agognato, immaginato e… quasi realizzato.
POSTO FISSO, POSTO FISSO, POSTO FISSO.
Ora l’ho raggiunto, realizzando il desiderio del Programma della Dirigenza Pensante (per usare un termine obsoleto ma efficace: la classe dirigente e padronale che da sempre e per sempre detiene potere, cultura e soldi). Forse son proprio loro che hanno messo Lula sulla mia strada. In breve: Lula era con me,anzi in me. Prima da sola, poi con tanti parenti che trovavano alloggio dove capitava. E il Programma della Dirigenza Pensante andò avanti anche dopo che Lula mi rivelò la sua vera identità, cellula di mesotelioma pleurico, e i suoi parenti, genericamente definiti “metastasi” (il cui nome traeva origine dal luogo dove si erano alloggiati: cerebrali, gastriche, epatiche, ossee, ecc…), anche loro si stabilirono in me. Continuammo, seguendo la procedura,stabilita dal Protocollo 412 bis, del Programma della Dirigenza Pensante, a vivere in simbiosi, io lei e i suoi parenti, tra allegre chemioterapie e sogni di morti comiche, fino al giorno in cui realizzai TOTALMENTE quanto anelato da me e dai miei genitori:
il POSTO FISSO! Cimitero di Futuria, zona industriale 14, loculo 27.

 


Commento di Roberto Figazzolo

 

Schermata 2014-03-04 a 22.47.50Non so veramente cosa sia però la inseguo da sempre, Il tumore, mesotelioma. Male oscuro Mio zio Paolo. Forte come un toro. Le domeniche a servire al ristorante, sempre pronto a dare una mano.La sua moto da cross, male alle gambe, fango secco sulla faccia. Tante mattine in motorino. La strada verso Casale. Le nuvole di nebbia bianca. Una vita a lavorare. Una vita per il lavoro. No, a me non capita. La faccia seria del dottore. La zia Anna che piange. I miei cugini che non capiscono. No a me non capita. Lo so che agli altri sì, ma a me NO. Per me non sarà così. I pomeriggi sul trattore. Il passo stanco verso casa. No, non è niente. A me non può far niente. Il respiro che si accorcia. La forza che diminuisce. Il mattino la vista annebbiata. La macchina va lo stesso. Il sasso sul parabrezza. Piove. Apri l’ombrello. La gente si gira per guardare. Non capiscono. Non capiscono. Come fanno ad avere un ombrello aperto davanti alla Prinz? L’acqua nei polmoni. Non ci può essere l’acqua nei polmoni. Nei polmoni c’è l’aria. Respiro corto. Forza poca. Seduto sul divano. Non è mai stato sul divano. La bombola del gas, i tubicini trasparenti, gli occhi liquidi: sarà colpa dell’acqua? Beh, ma come va? Come va? Come va? Come va? Il tumore. Male oscuro. Mesotelioma. Male eterno, mal-eterni, MalETERNIT Verità, Non so che sia. Ma se puoi sentirla, allora puoi farla sentire. Non so. Almeno provaci.

[Roberto Figazzolo è fotografo, critico cinematografico, docente di lettura e analisi filmica, videomaker]

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