Non c’è eroe senza ferita


Commento di Paride Pelli al racconto di Francesca di Maro (contentuo nell’ebook Sfogati. La tua storia ha trovato un posto fisso)

 

301b5Ce lo insegnano fin da piccoli: praticare sport aiuta a mantenersi in forma e a prevenire le malattie. Eppure anche i giovani sportivi, persino i professionisti con una struttura fisica invidiabile, grinta da vendere e muscoli tonici, non sono immuni dai mali più subdoli. Corsin è un ragazzone timido, simpatico, proveniente dall’Engadina, ridente valle del Canton Grigioni: si avvicina ai trent’anni e l’hockey su ghiaccio per lui è sì un gioco ma anche e soprattutto un lavoro. Unisce al talento grande generosità: anni addietro le più forti squadre svizzere hanno fatto a gara per accaparrarsi i suoi servigi. A tutt’oggi gioca ancora ad alti livelli, ma il suo futuro non potrà più essere glorioso quanto il passato. Corsin è stanco, segnato dai colpi dati e ricevuti in uno sport duro e logorante come pochi altri. Non solo. È di nove mesi fa la diagnosi crudele e inaspettata di un tumore alle ghiandole linfatiche che ha trasformato quello che sembrava un banale, insignificante malessere, in qualcosa di molto serio, un male simile a quello che cinque anni prima gli aveva tolto per sempre il padre Werner, ex olimpionico di bob. “Una maledizione!”. Ma, a nove mesi di distanza da quel drammatico annuncio, rieccolo a giocare per la sua squadra, accolto nello stadio da un vero e proprio boato. «La battaglia ha una fine, noi un nuovo idolo. Bentornato!». Corsin ce l’ha fatta grazie a una straordinaria forza di volontà: e con l’immagine nitida del suo collega e idolo Saku Koivu, il campione finlandese che nel 2001 sconfisse lo stesso tipo di tumore, davanti agli occhi. Questa di Corsin è solo l’ultima storia di sportivi che, prima di battere l’avversario di turno, hanno dovuto affrontare e sconfiggere il male che minava la loro integrità fisica. Sono storie di redenzione di giovani atleti, campioni a prima vista indistruttibili che cadono improvvisamente nell’abisso del dolore per riemergerne lentamente e tornare alla vita (spesso anche alle competizioni) più forti di prima. Eroi come Eric Abidal, calciatore del Barcellona trapiantato di fegato. Scrive il dottor Claudio Costa, medico italiano del motomondiale. «Non c’è eroe senza ferita. Risorgere dalle fratture o dalla malattia è un dono concesso a ogni creatura vivente: a patto che in aggiunta alle cure e alle medicine il ferito attinga alla sua storia personale, alle sue ricchezze profonde, in una parola al suo mito»

 

[Paride Pelli è giornalista al Corriere del Ticino, quotidiano svizzero di lingua italiana]

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