Noi che


Racconto di MARTA ZACCHIGNA
31 ANNI
TRIESTE
ZacchignaSiamo noi, un popolo, una generazione. Con la Laurea Triennale, e Magistrale, e il Master di primo livello, e quello di secondo.
Privato. Pubblico. Iper-professionalizzati e pronti a partire.
Ci hanno insegnato a leggere, a scrivere, a pensare. Il Liceo Classico è importante, diceva mio padre.
E sì, aveva ragione.
Noi con l’esperienza all’Estero.
Finita.
E il Dottorato senza borsa.
Scaduto. L’Università non ha fondi.
Noi che La Scuola apre la testa, l’abbiamo aperta, ci hanno chiesto di richiuderla, ma era troppo tardi.
Noi e il Grande Fratello, che è il nostro ed è quello che ci presta 500 euro per l’affitto di questo mese.
Noi, che abbiamo firmato Cocopro umilianti. Troppi. Consecutivi. Illegali.
Noi che accettiamo orizzonti di autonomia trimestrale, sì, intanto così, poi si vede.
Dopo.
Domani.
Futuribile.
Noi con le bollette da pagare e il doppio part time. Noi pochi soldi, ma meglio di niente.
Noi, al momento non ci sono opportunità. Noi, richiami tra un mese. Noi, le faremo sapere.
Noi, ci dispiace, non è in linea con le nostre esigenze.
Noi e questa parola: spiacente.
Noi e questo gesto: spallucce.
Noi e questa risposta: silenzio.
Noi e l’ignoranza contro cui non si può niente.
Noi e l’indifferenza contro cui non si può niente.
Noi del mutuo impossibile.
Noi che il profilo, la professionalità, la competenza…
Noi il training, lo switch e lo start up.
Noi innamorati, ma ognuno a casa sua.
Noi che siamo troppo giovani per chiedere di più, e il giorno dopo troppo vecchi per chiederne ancora.
Noi con i figli in ritardo.
Noi che la pensione.
Eh?
Pensione.
Noi che accettiamo di recitare la parte della scimmia ammaestrata al call center, perché la sera c’è un libro che salva la vita.
Noi col futuro rubato, ucciso, sotterrato, dissacrato.
Noi a guardare i vecchi bianchi sulle nostre scrivanie.
Noi dei volantinaggi, delle vendite porta a porta.
Noi schifati all’idea di vendere aspirapolveri o barrette energetiche con dignità in omaggio.
Noi che ci inventiamo la vita ogni giorno, professori ordinari in Scienze dell’equilibrio.
Noi tutti: quelli della rabbia, della rassegnazione, dell’indignazione, dell’impotenza.
Noi invisibili.
Noi che il nostro nonno piange perché la pensione minima non basta per tutti i nipoti.
Noi e la depressione che non è economica, solo nostra.
Noi che abbiamo venduto le fedi nuziali per l’affitto di questo mese.
Noi che siamo tornati alle nostre città di provincia.
Noi che siamo tornati alle nostre case d’infanzia.
Noi e il nostro olocausto di sogni.
Noi e il nostro danno irrisarcibile.
Noi e questa grande domanda: dove eravate?
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