Il culo dell’Enrica


Racconto di Marta Vitale
24 anni
Milano
Vitale

Caro amico lettore, come stai, tutto bene? Posso farti una domanda? Sei mai stato uno stagista? No perché vedi, tra noi stagisti la domanda più frequente dopo: “ti sei ripreso da ieri sera” è: “ma tu quanto prendi al mese” E quando qualcuno di noi una volta ha risposto “400 euro” c’è stata una standing ovation. “beato te” . Ora, tu mi dirai, “beato te cosa?”
Hai ragione amico lettore, beato te un par di balle!
Perché è giusto fare esperienza, fare la gavetta, però, ecco, però va bene per qualche mese.
Toh, 6 mesi. Ma l’idea che un ragazzo sia felice di ricevere 400 euro al mese per un anno o anche più, mi fa girare le girandole lì in basso come le vecchie in bicicletta che, anche se c’è la pista ciclabile di fianco, stanno sulla strada.

Signora, la vogliamo usare questa pista ciclabile che se no a casa a preparare la pasta e fasò non ci arriva? Lo stagista non è più quello di una volta. “Ma si, và, Enrica, fagli fare le fotocopie a quello là”
No. Oggi l’Enrica non ti fa fare le fotocopie.
L’Enrica alle sette va a fare pilates mentre tu sei in ufficio fino alle dieci perché il “font di sti cavoli” che hai usato non va bene per l’headline e devi rifare tutta la campagna. E me lo dici alle 6 e mezza che non va bene? Prima, Enrica, prima me lo dici cosa stavi facendo? Ti scaccolavi davanti al computer guardando le repliche di cotto e mangiato? Io ci rimango in ufficio fino alle dieci, ma tu me lo vuoi dare uno stipendio?dimmelo prima che così lo metto nel cv che ho fatto la stagista alla pari.
Poi dici che le ragazze vanno a fare le veline. E sti cavoli! Fanno un po’ di show con la Linda e la Melinda, rispettivamente la destra e la sinistra, una sgambettata qua, una smutandata lì e chi s’è visto s’è visto.
Amica velina, ma c’hai ragione. Finché ci sono uomini a cui gli si sveglia il falco predatore, il pavone innamorato appena vedono una gamba lunga come la Milano-Genova, vai avanti.

Però aspetta, non venirmi a dire che il tuo sogno più grande è quello di fare la dottoressa e andare in Africa a salvare il mondo. Perché il fatto che non mangi carboidrati non ti giustifica a sparare minchiate. Da grande tu vuoi fare, dopo il calendario, la mantenuta. E che male c’è! E dillo! Vuoi fare un po’ la desperate housewife, no? Ma va bene, però basta bugie, ok? Ce la facciamo questa promessa?
Perché se sei lì stasera, con la Linda e la Melinda che le vedono anche dal satellite di google maps, forse, e dico forse, della sessione di settembre non te ne frega niente. Lo sai già che l’unico elefante che vedrai sarà quello della Eminflex quando farai le televendite sul 5 dopo Beautiful. Insomma, questo per dire cosa? Per dire che bisogna inseguire i propri sogni, ma santo cielo, santissimo cielo, non rinunciamo proprio a tutto. Velina, non rinunciare alla pasta e fasò della vecchietta di prima. Stagista, non rinunciare a uno stipendio con la convinzione che il mese prossimo ti assumono a tempo indeterminato.

Credo, amico lettore, che non sia una vergogna essere uno stagista, credo che sia una vergogna sfruttare ragazzi che credono in quello che fanno, ragazzi che mentre l’Enrica va a fare il Pilates, finiscono il lavoro e si prendono solo una piccola parte del merito.

Sai cosa c’è da fare? Un bel giorno dirlo alle Enriche delle aziende, dei negozi, degli uffici: “Enrica, ma ‘ndo vai che quel culo non te lo alza manco il carrello elevatore di Malpensa!”


Commento di Annarita Calabrò

Ho sessanta anni , insegno all’Università e sono molto, molto arrabbiata. Arrabbiata e stufa. Non ne posso più di vivere in un paese dove ragazzi e ragazze giovani, preparati e intelligenti non trovano lavoro e quando lo trovano è precario, mal pagato e non adeguato alle loro potenzialità. Non ne posso più di volgarità. Di gesti volgari. Di parole e comportamenti volgari. Non ne posso più di vaffà e di rottamatori. Non ne posso più di corpi ammiccanti ed esibiti. Non ne posso più di modi aggressivi e irrispettosi nei confronti degli avversari, dell’imbecillità di chi crede di avere sempre e comunque ragione e dell’arroganza di chi impunemente si permette, con il suo comportamento, di offendere le persone oneste. Vorrei umiltà e disponibilità all’ascolto. Vorrei rispetto. Vorrei gentilezza e ragionevolezza. Vorrei che la tua rabbia, la tua legittima rabbia, possa esprimersi con parole convincenti. Parole che possano suscitare partecipazione ed indignazione. Parole che non si adeguino ad un linguaggio e a uno stile che non ha nulla di trasgressivo ma è solo conforme alla volgarità dilagante. Mi chiedo perché. Mi chiedo se insieme al futuro non vi abbiano rubato anche le parole. Non so quanto sia ragionevole chiedere che la rabbia abbia fattezze educate e modi civili, ma credo che possa avere anche altri linguaggi. L’ironia, per esempio, che è un’ arma di offesa affilata al contrario del sarcasmo che è un’ arma di difesa ed è pericolosa perché è a doppio taglio. (“Ironia amara e pungente, ispirata da animosità e quindi intesa a offendere e umiliare, che a volte può anche essere espressione di profonda amarezza rivolta, più che contro gli altri, contro sé stessi” recita il dizionario). Non ti dico questo per perbenismo e non ne faccio nemmeno una questione di forma. Le parole, si sa, pesano come pietre e rivelano la sostanza delle cose. Ricordo che quando ero una ragazzina, fu pubblicato in Italia Jukebox all’idrogeno di Allen Ginsberg. La prima edizione era censurata: c… , f… e così via. L’effetto era straniante: innanzi tutto perché c’era il testo originale ed integrale a fronte, poi perché quelle parole mutilate, di cui volevamo riappropriarci, erano davvero rivoluzionarie ed eversive e infine perché quei versi brutali e strazianti ci commuovevano fino alle lacrime. Ma oggi quelle stesse parole non solo fanno parte del lessico comune, ma sono entrate anche nel linguaggio pubblico: sono diventate, appunto, solo volgari. In quegli stessi anni, gli anni dei miei vent’anni, uno slogan della protesta giovanile diceva: diffidate di quelli che hanno più di trenta anni. Mbè, forse è vero. Forse la mia generazione non è in grado di capire quelli della tua generazione. Forse neanche noi abbiamo le parole giuste per farci capire da voi. Quello che è certo è che io, oggi, mi ritrovo dalla parte della vecchia signora che va in bicicletta e cucina pasta e fagioli e non capisco perché tu ce l’abbia con lei.
Mi viene in mente che forse sono proprio io la vecchia signora che va in bicicletta, che forse hai ragione ad avercela con me, o che forse stai sbagliando bersaglio. Ecco, forse è proprio questo il punto: mi sembra che nella tua rabbia tu stia sbagliando bersaglio. Che tu colpisca a caso. Enrica, Linda, Melinda, la vecchia signora… sono loro i tuoi nemici? Se fosse così non dovrebbe essere molto difficile, per te, avere la meglio visto che sei giovane, hai cervello, non aspiri a fare la velina e non ti interessa fare pilates. Il problema è che sono ben altri i nemici, non tuoi, ma della tua generazione ed è contro di loro che dovreste prendere parola. Spetta a voi trovare modi efficaci e parole taglienti. Mi è stato chiesto di commentare il tuo scritto: sono una sociologa e tu parli della precarietà lavorativa di cui soffrono i giovani d’oggi. Non dovrei avere difficoltà: è il mio mestiere. Ma non ci riesco . Mi sento, nei tuoi confronti, inadeguata e forse anche in colpa. La colpa di una generazione, la mia, che ce l’ha fatta ma non ha saputo fare molto per il suoi figli. Ma sono anche infastidita dal tuo linguaggio, dalla tua aggressività e dal tuo sarcasmo. Non riesco a trovare la giusta distanza per assolvere l’incarico che mi è stato dato e così questa lettera che ti ho scritto è l’unico compromesso che ho trovato tra la mia irritazione e il mio disagio. Non volermene.

 

[Sociologa e Docente di Sociologia delle Migrazioni e delle politiche migratorie all’Università di Pavia]

Share Button

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>