Lettera


Racconto di Giuliana Santi
35 anni
Venezia

SantiGentile Signor M.V,

Mi preme come dovere professionale prima, e come urgenza personale in secondo luogo, comunicare il mio imbarazzo rispetto all’atteggiamento da Lei assunto nei miei confronti nel contesto della nostra ultima collaborazione: ho lavorato in assenza di rinnovo contrattuale sulla base di un accordo fiduciario. Essendo stata regolarmente retribuita sul progetto precedente e avendo ricevuto segnali di soddisfazione da parte sua e dei suoi soci, ho accondisceso alle sue proroghe avendo come prima preoccupazione la qualità del lavoro e la puntualità di consegna dello stesso per senso di professionalità nei suoi confronti e soprattutto per correttezza nei confronti dei clienti che già mi conoscevano. A lavoro finito, dopo mia ennesima sollecitazione, mi fa comprendere chiaramente che intende avvalersi dell’assenza di un contratto per non pagare il compenso che mi spetta. Poche centinaia di euro. Ecco, mi preme dirle quest’oggi, e con il massimo rispetto: io mi trovo ad aver perso qualche quattrino, perché ho commesso la “distrazione” di non sottoscrivere una carta prima di iniziare concretamente il lavoro. Le assicuro che è un danno assolutamente sopportabile sa? perché non lede in alcun modo la qualità della mia persona e del mio lavoro, ma mi dispiaccio sentitamente per Lei che si trova invece con una perdita ben più difficile da risanare. Mi sembra di capire adesso – sentiti anche persone stimate che hanno collaborato in precedenza con il vostro Studio – che per Lei questa condotta rientra in uno scenario di assoluta normalità e che il mancato pagamento di un lavoro effettivamente svolto sia, nella sua prospettiva, un esercizio abituale e legittimo.
Ho pensato quindi che non rimarrà di certo offeso o risentito se rendo pubblica questa mia testimonianza, così come non si sorprenderà se non tarderò a segnalare a persone di mia conoscenza la “peculiarità” della sua posizione all’interno dell’agenzia in cui opera e la discutibile “titolarità” con la quale si presenta ai clienti non proprio preparatissimi circa la sua provenienza. Sulla questione morale mi preme informarla che non annacquerò la mia dignità di giovane donna lavoratrice nell’attesa speranzosa di un bonifico bancario e francamente non ho voglia di mobilitarmi sul fronte sindacale o legale, anche perché mi sembra di capire che i vostri bilanci non siano proprio floridi. Ma andiamo oltre. Mi colpisce devo dire, anche l’anti-economicità di questa condotta che sicuramente non muove nel senso di una crescita imprenditoriale, e mi colpisce altresì la scarsa cura per la reputazione Sua, della Sua Agenzia e soprattutto dei Suoi “colleghi” che, peraltro, spero di non stupire eccessivamente con questa lettera che arriverà in copia conoscenza a ognuno di loro per mia precisa volontà di trasparenza nei loro confronti.
Queste parole mi sono costate tempo e fatica, ma glieLe regalo, insieme ai soldi che mi deve. La prenda come una piccola lezione di generosità. Ultima cosa: glisserò per buon gusto relativamente al contenuto di certe mail che sono arrivate alla mia casella di posta dal suo indirizzo lavorativo. Le prometto che le cancellerò in modo permanente cosicché lei possa dormire sonni sereni. Questa la prenda invece come una lezione di stile. Credo, francamente, che potrebbe servirLe.

Cordiali Saluti e buon lavoro.

 


Commento di Maria Antonietta Genova

 

Rane e scorpioni

Cara Sara, è molto facile identificarsi nella tua storia e provare immediatamente una grande empatia.
Alzi la mano chi, più o meno in modo sprovveduto, non si sia imbattuto almeno una volta in persone scorrette e assolutamente poco leali da un punto di vista lavorativo e umano.
Complice l’educazione, in tanti abbiamo accettato di lavorare senza accordi scritti, in base al principio che se si “spende una parola quella è”, per poi non vedere riconosciuto il nostro impegno.
Eppure anche se l’amarezza è forte ed il senso di tradimento ci avvolge e ci fa soffrire è giusto prendere le distanze da queste situazioni e ricondurle in una giusta prospettiva.
Non vi è nulla di personale, succede, è una lezione di vita!
A volte sorrido e penso alla storiella della rana e dello scorpione: una rana offre il suo aiuto ad uno scorpione per attraversare lo stagno e questo la ringrazia, ma le dice che non può accettare perchè durante il cammino lui la pungerà. La rana ne è stupita e gliene chiede ragione, lo scorpione risponde che è la sua natura e non può farne a meno. In fondo nella vita succede questo; ci sono le rane e gli scorpioni ed è la loro natura a far sì che gli uni si approfittino degli altri purtroppo, però, nella realtà gli scorpioni non avvertono di essere tali e sta alle rane riconoscerli ed evitarli.
Cara Sara, anch’io come te non avrei affrontato le vie legali perchè odio i conflitti che si diramano e, a dirla tutta, penso sia più dignitoso ed impagabile esprimere il proprio disgusto, sperando che chi si è approfittato di noi se ne ravveda e si scusi per scelta e non per ordine, a volte succede. Ti auguro, durante il tuo cammino lavorativo e umano, di incontrare situazioni più felici dove tu possa realizzarti senza guardarti in continuazione le spalle.
Per concludere, si perdoni la banalità, credo che essere persone realmente oneste e leali crei le basi per una solidità granitica che difficilmente gli scorpioni potranno intaccare.
Buona fortuna.

[Maria Antonietta Genova è avvocato esperto in diritto di famiglia, mediatore penale familiare e civile]

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